Nuovo Minimal Beauty Il labirinto infranto
lunedì, 03 dicembre 2007, ore 14:59

Ho sognato spesso di passeggiare per Central Park, magari sotto Natale, o per Carnaby Street sempre nello spicchio di tempo che precede la fine di un anno, piccoli sogni che talvolta accadono; ho evidentemente una visione delle feste piuttosto anglosassone.

E ho una mente che tutto ricorda e non so se è un bene e un cuore un po’arruffato e senza pelle. E non ho l’indole per leggere poesie, piuttosto leggo, ancora mio malgrado, Sun Tzu e Le campagne di Napoleone, ma un verso che lei riporta, amabile e sapiente come sempre, lo sottoscrivo:

 

Lo so come succede: si rimanda, si rimanda indefinitamente e, prima ancora che per sé,
si muore
negli altri.”  [Daria Menicanti, Biglietto natalizio a Giulio]

 



Mariannadeilabirinti
mercoledì, 14 novembre 2007, ore 12:45
Rothko, Black on Maroon

"L'oblio ci riconduce al presente, pur coniugandosi in tutti i tempi: al futuro, per vivere il cominciamento; al presente, per vivere l'istante; al passato, per vivere il ritorno; in ogni caso, per non ripetere. Occorre dimenticare per rimanere presenti, dimenticare per non morire, dimenticare per restare fedeli".
 
[Milan Kundera, La lentezza]
 
L'essere nutrito di estrema leggerezza è insosteniblie, mi accorgo, ma non nel senso in cui lo intendeva Kundera. Ho provato a distrarre l'essere con il niente leggero e fatuo, dove i giorni scorrevano lievi o così pareva. E ho visto, la troppa leggerezza è insostenibile a chiunque si ritrovi, in un giorno qualunque, magari di Novembre, seduto a una finestra guardando la pioggia che cade. E facendosi domande. Non importa se senza certe risposte. E ubriacandosi di ricordi che riemergono come scorie. Novembre. Che questo fosse almeno foriero di oblio e promesse.
 
"Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso".
 
[Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere]


Mariannadeilabirinti
mercoledì, 07 novembre 2007, ore 12:21



Oggi è tornato. Sarà per questo che il giorno oggi è molto più giallo.
 
Vivo, ormai da tempo, per sinestesie; ecco perché qualunque attesa è bianco neve, ogni ritorno si tinge di rosso carminio e il giorno che segue è sempre giallo oro. Mi accorgo di stare invecchiando, non dall'esterno - non ancora, così pare -  me ne accorgo perché il tempo corre troppo veloce e ho sempre troppo che vorrei fare, leggere,vedere, incontrare, imparare, provare, sentire e di sicuro, per quanto a lungo potrei vivere, non mi basterà mai una sola vita. E m interrogo sempre più spesso sulla morte e sulla vita e il suo scopo. Che il mio scopo sia streben per davvero o forse scalare, nella sua accezione più complicata e tortuosaA volte lo credo.
 
Mariannadeilabirinti
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categoria : vita
martedì, 06 novembre 2007, ore 16:09
Si può benissimo vivere, anche se spesso malissimo, senza rivedere mai più nella vita un volto molto amato, ma non si può vivere stretti nel rimorso del non perdono. E non bisogna essere il Principe Bolkonskij per scoprirlo. Basta arrampicarsi sulla cima dell'eccesso e ritrovarsi poi, senza forze, con un opprimente peso sul fondo del cuore. Alla fine, basta vivere, che mai spesso come oggi mi pare faccia rima con streben.
Mariannadeilabirinti
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categoria : vita
martedì, 06 novembre 2007, ore 14:45



Ci ha lasciati anche lui, dopo il fuggevole sollievo che precede spesso il momento del distacco. Aveva la pacatezza dei grandi saggi anche quando faceva domande antipatiche, il dominio di sé anche quando si trovava in mezzo a un'arena sguaiata, la puntualità asciutta che viene dalla consapevolezza della propria umiltà, e la curiosità e un'etica fuori moda. I suoi libri li ho trovati sempre pervasi da un'indefinibile nostalgia o dolcezza. E' sempre triste quando muore un grande vecchio, con lui se ne va per sempre anche un pezzo della nostra vita e non ci consola molto sapere che se ne è andato sereno e sazio di affetti e di giorni. 

Adesso si alzeranno frasi e gesti di cordoglio anche da parte di chi tanto ne aveva causato. Bisogna sempre morire per essere da tutti, da tutti rimpianto. 
 
 
Mariannadeilabirinti
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categoria : eventi
mercoledì, 31 ottobre 2007, ore 13:54



I libri nutrono l'anima che se ne è priva è grigia e anoressica. La musica rende sentimentali: è vero, ne ho le prove - mi basta ascoltare Le valse d'Amelie, versione orchestrale, o il Concierto de Aranjuez e ne ho la certezza assoluta. Dev'essere per questo che gli uomini - e le donne - tutti d'un pezzo non la scoltano e se lo fanno non lo ammettono.  Io intanto sono uscita di casa quasi danzando, tra mulinelli di foglie gialle e folate di vento caldo, anche se è quasi il giorno delle streghe, dei morti edei gatti nero fumo.
Mariannadeilabirinti
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categoria : musica
martedì, 30 ottobre 2007, ore 12:32


Leggo sul
Corriere 
, che riporta a sua volta il Telegraph - giornale avvezzo, come molti anglosassoni a compilare liste e graduatorie di ogni tipo - i nomi di reputati geni moderni, non con qualche sorpresa e sobbalzo da parte mia. Non ho obiezioni su Tim Berners-Lee, l'ideatore del «www», il World Wide Web, il miliardario filantropo George Soros, per il suo modo nuovissimo di concepire il mondo della finanza e il metodo di elargizione del credito, passi anche il chimico Albert Hoffman che ha inventato l'Lsd e Brian Eno, creatore della musica ambient, ovvia la presenza di Bill Gates e Stephen Hawking con la sua rivoluzione dei buchi neri, non è qui un intruso neanche Dario Fo per il metodo innovativo di far  teatro - se per innovativo s' intende l'aver riportato sulla scena il dissacrante dileggio del potere costituito, tipico dei giullari e dei buffoni di corte, i soli ai quali era consentito perfino sbeffeggiare il re tiranno.  Molte più perplessità le ho per altri presunti geni qui inseriti: Prince, la JK Rowling di Harry Potter, Meryl Streep, il Dalai Lama, per dirne solo alcuni, ottimi artisti o santi uomini ma che mi pare di geniale abbiano ben poco.
 
In effetti mi chiedo a quali parametri abbiano fatto ricorso i compilatori della lista  per stabilire chi genio è e chi non lo è affatto. In certi casi mi sembra che si confonda il genio con un agire di ampio respiro  - positivo o negativo che sia, anche Bin Laden compare in questa lista - tale da riecheggiare in tutto il mondo. Ma il genio non può essere solo tale per l'ampiezza di propagazione del proprio agire, soprattutto non in un mondo globalizzato dove tutto, dall'azione geniale a quello più trash,  ha una propagazione mondiale.
 
Ho ripreso quindi in mano un libretto molto interessante, dal titolo italiano un po' infelice, Geni da legare, scritto da uno psichiatra, Philippe Brenot, che aiuta senz'altro a circoscrivere le caratteristiche di una mente geniale, pur riconoscendo l'impossibilità di sondare fino in fondo l'alchimia che crea una personlaità geniale.
 
Il genio è per Brenot un essere fuori del comune, dalla percezione acutissima e dalla capacità di connessione delle percezioni recepite molto più alta  del normale; un essere staccato dal suo tempo e proiettato verso un futuro che solo lui può vedere, quasi fosse dotato di una preveggenza di cui gli altri sono privi. Altresì è un innovatore che rompe per originalità con la norma, è insomma per dirla con le sue parole "una personalità creatrice originale", la portata delle cui innovazioni deve essere ampiamente riconosciuta e, fattore non meno importante, durevole nel tempo. Come: Shakespeare, Platone, Napoleone, Gesù Cristo, Carlomagno, Beethoven, Leonardo da Vinci, Cristoforo Colombo, René Descartes, Bach, Galileo, Gutenberg, Karl Marx, Voltaire, Einstein e molti molti altri. Io pienamente sottoscrivo l'enumerazione delle caratteristiche geniali. Ho alcune perplessità sul passo successivo, ovvero sul legare il genio alla follia ovvero alla patologia. Il genio semmai parrebbe essere un soggetto borderline, che riesce a non cadere nel baratro a cui lo espone la sua percezione acutissima e quasi demonica, in senso socratico.
 
Vorrei chiudere questra riflessione sul genio con le parole di Victor Hugo, perché racchiudono quel quid di misterioso e insondabile che nel genio ci meraviglia:
 
 "Vi sono uomini misteriosi, che non possono fare a meno di essere grandi. Perché questi uomini sono grandi, in effetti, essi lo ignorano totalmente. Lo sa chi li ha inviati? [...] Hanno nelle pupille delle visioni medianiche che nascondono sotto l'aggrottare delle sopracciglia. Hanno visto l'oceano come Omero, il Caucaso come Eschilo, il dolore come Giobbe, Babilonia come Geremia, Roma come Giovenale, l'inferno come Dante, il paradiso come Milton, l'uomo così come lo ha visto Shakespeare, Pan come Lucrezio, Jahve come Isaia. Ebbri di sogni e intuizioni, nel loro procedere quasi incosciente attraverso i gorghi degli abissi, hanno attraversato il raggio misterioso dell'ideale e ne sono stati compenetrati per sempre. [...] La loro anima traspare da tutti i pori".  
 
[Post-scriptum de  ma vie, Victor Hugo]
Mariannadeilabirinti
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categoria : libri, misteri
martedì, 23 ottobre 2007, ore 12:09



La capillare diffusione di internet e l’esplosione del fenomeno blog è stata , a mio parere, una delle più straordinarie conquiste del nuovo millennio. Mai prima d’ora si era avuta una così ampia libertà d’espressione, ampia sia per temi affrontati che per stili o modi. Chiunque possieda un pc può aprire un blog e versare lì il suo sapere, il suo sentire, le proprie esperienze, sogni, paure.

 

Talvolta anche le proprie patologie.

 

Benché la stragrande maggioranza di blogger che ho conosciuto nel tempo mi abbia apportato un arricchimento – sia di sapere che di sentire – esiste anche nella blogosfera, come in ogni luogo o nonluogo, qualche prevedibile eccezione. Anch’io, come molti, ho fatto in questo nonluogo che è Splinder due brutti incontri. Le persone  a cui mi riferisco pur non citandole espressamente – non le ritengo infatti degne di alcuna ulteriore pubblicità gratuita e immeritata – sanno bene che sto parlando di loro.

 

Loro: ovvero chi riversa sul suo spazio in questo nonluogo, le proprie frustrazioni represse, creandosi appositamente o, nella migliore delle ipotesi, gonfiando a dismisura, delle immani persecuzioni, urlando quindi a squarciagola alla persecuzione a loro dire subita e cercando così risonanza, appoggio, soccorso, comprensione, ma io credo soltanto: visibilità. Quella visibilità che evidentemente difetta alla loro personalità patologicamente esibizionista e che, non trovando soddisfazione nella vita reale, cercano di ottenere nella vita virtuale, protetti da un nick e da uno schermo.  

 

Loro è anche chi, arrogandosi senza merito il nome di una Dea dello sdegno e della giustizia compensatrice, si premura di scrivere minacce e insulti gratuiti alla sottoscritta, accecata evidentemente da un’ira ceca e furibonda nei riguardi di cui sopra menzionata e, credo, dopo aver detto tutto il dicibile alla sua nemica giurata, pensa bene di riversare la sua ira da erinniMegera sarebbe un nome a lei più appropriato – su chi niente ne sa e nemmeno ne vuol sapere. Anche in questo caso credo che un esperto della psiche umana avrebbe molto da dire e sarebbe certo di qualche aiuto a queste due oche starnazzanti, che pur di ottenere qualche secondo di attenzione in uno stagno troppo grande per loro, sbattono le ali in modo scomposto e oscenamente ridicolo.

  

Malgrado questi brutti incontrino continuo pensare che il bello di internet sia la sua accessibilità a tutti e contro ogni DDL in questi giorni in discussione, sono contraria ad ogni registrazione a qualsiasi autorità precostituita.

 

Tuttavia non sono per carattere propensa a lasciar passare inosservati certi comportamenti inqualificabili. Per questo motivo le persone qui non menzionate e che creano scompiglio in questo nonluogo di libertà e scambio sono state segnalate a chi di dovere. Da parte mia non otterranno neanche un attimo di ulteriore attenzione o menchè meno replica. Nel caso, c’è chi si saprà opportunamente occupare delle loro improvvide esternazioni.

 

Lo starnazzare delle oche, non mi ha mai interessato. 

Mariannadeilabirinti
giovedì, 11 ottobre 2007, ore 13:03


Chi si è conosciuto una volta, lo si conoscerà per sempre; anche senza rivedersi per tutta una vita, della quale raramente scegliamo gli scenari, le parti e la trama. Se siamo bravi attori riusciamo a imporre di nostro solo l'interpretazione e il tono.
Mariannadeilabirinti
mercoledì, 10 ottobre 2007, ore 17:33
Ho letto da qualche parte, tempo fa, che è proprio quando ci si sente persi che ci si sta trovando, quando ci si sente inermi che si catalizza forza e quando non si sa da che parte andare e cosa fare esattamente che si trova la strada.
 
Ora, poiché questa indeterminatezza spesso mi appartiene, e poiché amo i paradossi, provo a ricominciare, superando il ribrezzo delle parole scritte, che cristallizzano tutto, rendendo ogni cosa indiscreta e netta.
 
Le parole sono crudeli, a volte, inchiodano tutto troppo crudelmente, per questo a sprazzi le sfuggo, non le scrivo, le leggo il giusto, finché poi il timore e il disgusto si fanno nostalgia e desiderato tormento. Càpita insomma anche con lo scrivere come con i coltelli e con la vita.
Mariannadeilabirinti
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categoria : paradossi
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